17Apr

ZIGAINA 100 anatomia di una immagine

Da martedì 2 aprile, giorno del compleanno di Giuseppe Zigaina (Cervignano del Friuli, 1924 – Palmanova, 2015), il Museo d’Arte Moderna “Ugo Carà” partecipa all’evento regionale “ZIGAINA 100 anatomia di una immagine” esponendo tre opere neorealiste su carta della metà degli anni Cinquanta dalle collezioni del Comune di Muggia, visitabili a ingresso libero da martedì a venerdì 17-19, sabato 10-12 e 17-19, domenica e festivi 10-12.

Zigaina realizza i tre disegni nella prima metà degli anni 50, quando l’impegno ideologico e il riferimento alla realtà lo portavano a rappresentare lavoratori della terra, operai, braccianti. L’intensa adesione al reale conduce Zigaina a dedicarsi con impegno al disegno e a partecipare a mostre largamente dedicate a questa tecnica ritenuta dagli artisti della sua generazione un banco di prova imprescindibile per misurare e affinare il mestiere nell’intendimento del vero.
Le tre opere delle civiche collezioni di Muggia per dimensione, precisa definizione e pulizia formale si qualificano come autonome forme d’arte. Delle tre, Ritorno dalla campagna del 1953 trova corrispondenza nel dipinto delle civiche collezioni del Comune di Pordenone di cui anche nella data riporta l’adesione. Tuttavia il grande formato e la precisa conclusione lo allontanano dall’appunto quanto dallo studio che attende risoluzione sulla tela, facendone opera che assolve in proprio le sue ragioni artistiche.
Le tre opere su carta entrarono nella collezione d’arte del Comune di Muggia in occasione del ciclo di mostre internazionali “del Bianco e Nero” promosse dall’allora Sindaco Pacco. Dal 1954, per una decina di anni, le mostre ospitarono artisti come Sergio Altieri, Giuseppe Capogrossi, Ugo Carà, Sabino Coloni, Edoardo Devetta, Maria Lupieri, Tranquillo Marangoni, Marcello Mascherini, Giuseppe Negrisin, Armando Pizzinato, Nino Perizi, Dino Predonzani, Livio Rosignano, Marino Sormani, Lojze Spacal, Carlo Giorgio Titz, Ernesto Treccani, Emilio Vedova e Giuseppe Zigaina. Grandi nomi italiani e regionali le cui opere, premiate in questa rassegna, entrarono nel patrimonio del Comune di Muggia grazie alla formula del premio acquisto e costituirono l’embrione della Pinacoteca Comunale.

https://www.museougocara.eu/en/events/zigaina-100-anatomia-di-una-immagine

17Apr

Testimonianze di venezianità nell’Archivio municipale di Pirano e la figura del suo curatore, conte Stefano Rota

Da mercoledì 17 aprile 2024, presso il Museo d’Arte Moderna “Ugo Carà” di Muggia, è visitabile la mostra “Testimonianze di venezianità nell’Archivio municipale di Pirano e la figura del suo curatore, conte Stefano Rota”, progetto ideato e realizzato dalla Società di studi storici e geografici di Pirano in collaborazione con i partner progettuali Centro Italiano “Carlo Combi” di Capodistria, Comunità degli Italiani “Giuseppe Tartini” di Pirano, Comunità degli Italiani di Momiano e Comitato di Padova dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.
L’iniziativa, promossa dalla Lega Nazionale di Muggia e dal Comune di Muggia, si avvale del sostegno finanziario e del patrocinio della Regione del Veneto, dell’Unione Italiana, dell’Università Popolare di Trieste, del Comitato Provinciale di Trieste dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, della Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana di Pirano, del Comune di Pirano, della Comunità Autogestita Costiera della Nazionalità Italiana e del Ministero della Cultura della Repubblica di Slovenia.

Il progetto prevede la presentazione del patrimonio documentale conservato dall’Archivio municipale di Pirano (oggi Sezione di Pirano dell’Archivio regionale di Capodistria), di notevole interesse per la ricostruzione delle vicende del passato della città e del territorio comunale. Le pregevoli pergamene dell’età medievale e moderna permettono di studiare la vita urbana in senso lato e le relazioni con Venezia. Parallelamente l’attenzione è rivolta al conte Stefano Rota, bibliotecario e archivista, che per un quarantennio prestò la sua opera ordinando e curando il patrimonio librario e archivistico della città natale. La valorizzazione della sua figura e della sua opera, anche come intellettuale poliedrico, viene approfondita dagli Atti del Convegno internazionale di studi Stefano Rota. Erudito, latinista, curatore dell’Archivio municipale di Pirano, tenutosi a Casa Tartini il 10 novembre 2017. I contenuti specifici sono presentati e divulgati attraverso la mostra documentaria, accompagnata da un catalogo che, tra i vari argomenti, condensa pure la storia secolare del casato. Con l’attivazione del sito web www.momiano.com, arricchito di una nuova sezione dedicata agli argomenti specifici del presente progetto, si desidera ampliare la platea dei fruitori. La mostra itinerante è stata già proposta a Pirano, a Casa Tartini (16 novembre-1˚ dicembre 2023), a Padova, nella Sala della Gran Guardia (6 dicembre 2023 al 2 gennaio 2024) e alla Comunità degli Italiani di Momiano (16-25 febbraio 2024).

Stefano Rota (25 XII 1824 – 11 V 1916)
Nato da Alessandro e Teresa Michieli di Muggia, fu una personalità di notevole spessore culturale. Frequentò il Ginnasio imperial regio a Capodistria e qui, in seguito, studiò privatamente con il prof. Giuseppe Pohluska. I suoi vasti interessi e la solida formazione intellettuale gli permisero di spaziare dalla storia alla poesia, dalla letteratura alla musica; fu pure un fine latinista. Ebbe contatti con Carlo Combi, Carlo De Franceschi, Tomaso Luciani, Matteo Petronio, Gian Giacomo Manzutto ed altri eruditi. Intenso fu il rapporto amicale ed epistolare con Pietro Kandler, che in più occasioni si era interessato all’antica documentazione dell’archivio piranese.

15Apr

Arte moderna, pubblico moderno: il sito del MUSEO CARÀ

“Arte moderna, pubblico moderno: promuovere la visibilità del Museo d’Arte Moderna Ugo Carà” è il nome del progetto che ha portato un gruppo di studenti del Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico di Duino a realizzare, in collaborazione con l’Ufficio Cultura del Comune di Muggia, il sito del Museo d’Arte Moderna “Ugo Carà” Muggia in italiano, sloveno e inglese. Un progetto importante, per fornire un bagaglio di informazioni in più anche ai turisti in visita e dare maggiore visibilità al museo ancor prima del loro arrivo sul territorio.
I giovani sono rimasti una settimana a Muggia, seguiti da Massimo Premuda dell’Ufficio Cultura, e hanno completato il lavoro nell’ambito della “Project Week”, una settimana in cui i 173 studenti da 81 paesi che frequentano l’UWC Adriatic lasciano Duino per dedicarsi alla realizzazione di progetti creativi, sportivi o di volontariato. Gli studenti coinvolti nell’iniziativa a Muggia arrivano da tutto il mondo: Alvaro Joseph Loste dalle Filippine, Tim Niklas Kettunen dalla Finlandia, Teo Sega Sumić dalla Croazia, Niso Cicalò di Cagliari, Eisvinas Almanaitis dalla Lituania, Viktor Imrišek dalla Slovacchia e Nguyen Vinh Bao Tin dal Vietnam.
Il sito è www.museougocara.eu

04Apr

CUSTODIRE LA SPERANZA di don Mario Vatta

Giovedì 4 aprile alle 17.30 alla Biblioteca Comunale “Edoardo Guglia” presentazione del libro “CUSTODIRE LA SPERANZA Lettere domenicali ai lettori del Piccolo di Trieste, Novembre 2021 – Ottobre 2023” di don Mario Vatta, introducono Marinella Chirico, giornalista, don Alex Cogliati, parroco di Zindis (Muggia), Piero Purich, musicista, Elena Clon, presidente della Comunità di San Martino al Campo, e Davorin Devetak, Associazione degli sloveni del Comune di Muggia (DSMO) “Kiljan Ferluga”!

09Mar

DANTE PISANI idee in dissolvenza incrociata

Da sabato 9 marzo 2024, presso il Museo d’Arte Moderna “Ugo Carà” di Muggia, è visitabile la mostra “Idee in dissolvenza incrociata” dedicata all’artista muggesano Dante Pisani (Muggia 1924-Trieste 2011), curata da Massimo Premuda e organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Muggia, in occasione del centenario dalla nascita. L’esposizione si inserisce nel ciclo di suggestive personali e antologiche pensate negli ultimi anni per valorizzare la produzione degli artisti del territorio, dai muggesani Villibossi, Aldo Bressanutti ed Emanuela Marassi fino ai triestini Giovanni Duiz ed Ireneo Ravalico.
La mostra celebra gli oltre 60 anni di produzione di Pisani con una cinquantina di quadri ad olio su tela e tavola di medie e grandi dimensioni realizzati dalla fine degli anni Quaranta ai primi anni Duemila e una decina di affascinanti bronzetti dell’ultimo periodo della sua ricerca, tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, ma anche tante opere di grafica realizzate negli anni per preziosi libri d’artista insieme agli amici artisti Celli, Celiberti, Černigoj, Dugo, Kravos, Schiozzi, Sormani e Spacal, e ancora in esposizione tutti i suoi cicli più famosi, dalle Ibernazioni e Metamorfosi degli anni Settanta agli Astronauti e Colombe degli anni Ottanta, dai Filosofi e Pellegrini degli anni Novanta fino alle opere di criptopittura e pittoscrittura dei primi anni Duemila.

In merito al focus dell’antologica, Massimo Premuda sintetizza così: “L’ampia mostra al Museo Carà intende rileggere la figura e la poetica dell’artista che, proprio fra gli anni Settanta e Duemila raggiunse l’apice della sua cifra stilistica che potrebbe venir riassunta nel linguaggio della Nuova Figurazione, caratterizzata da temi come la civiltà delle macchine, l’alienazione e l’incomunicabilità della società contemporanea, la disumanità del lavoro, il trionfo della tecnologia e infine la perdita di umanità. L’antologica si apre con due vedute postimpressionistiche della fine degli anni Quaranta che raffigurano il Mandracchio di Muggia e la casa natale a Chiampore e che ben rappresentano il legame con la cittadina istroveneta in cui Pisani esordì nel 1959 con la sua prima personale alla Sala Comunale d’Arte e che continuò a frequentare con assiduità fino agli anni Settanta, partecipando nell’estate del 1977 al VI Carnevale estivo con la proiezione di diapositive in dissolvenza incrociata sulla sua pittura e sulle sue opere più significative.
L’utilizzo delle nuove tecnologie, come la cinetica filmica e il modulo sperimentale delle immagini diapositive in dissolvenza incrociata, lo portarono così nel 1978 ad Asolo al II Festival Internazionale “Cinema sull’arte” diretto dal grande Umbro Apollonio e all’Istituto Italiano di Cultura di Vienna, ma anche al Circolo della Stampa di Trieste. Tecniche queste che hanno un chiaro riflesso e influenza nel procedere pittorico dell’artista che mescola, incrocia e sovrappone immagini, piani e livelli, andando a creare mondi originalissimi. Già nel 1977 infatti Sergio Molesi evidenziava che: “A livello di linguaggio, al di là dell’uso contrapposto della linea melodica e ritmica e dei puntuali effetti cromatici e luministici, la contrapposizione è anche nel prelievo pittorico di immagini precostituite, come il cubetto di ghiaccio o di plexiglass alla Arman, e l’opposta tappezzeria Liberty realizzata addirittura con il sistema degli stampi”, mentre nel 2009 Giulio Montenero affermava che: “La svolta decisiva nella evoluzione di Dante Pisani è data dal trapasso fra due modi di rappresentazione: dapprima egli raffigura ciò che esiste, dopo ciò che non può esistere. Il secondo modo è altrettanto verissimo quanto il primo…”.

L’esposizione mette anche in luce i rapporti instaurati con gli artisti, i critici, gli intellettuali e in particolare con gli scrittori del suo tempo. In mostra, oltre a un prezioso documentario video degli anni Settanta di Svigelj su testo del critico Roberto Ambrosi, vengono presentati pure i ritratti di Pisani realizzati dagli amici artisti Livio Rosignano (Pinguente, Istria 1924-Trieste 2015) e Bruno Chersicla (Trieste 1937-2013), ma anche il curioso “Acrostico per Dante Pisani” del 1964 scritto su una cartolina da Cesare Sofianopulo (Trieste 1889-1968). L’interesse dell’artista per la scrittura si manifesterà in maniera sempre più urgente dalla metà degli anni Settanta in poi sia come illustratore di libri, pubblicazioni e riviste di autori contemporanei triestini e non, sia come poeta. Fondamentale sarà la frequentazione con lo scrittore Stelio Mattioni (Trieste 1921-1997), di cui in mostra si ricostruisce visivamente il racconto breve de “La visita” allo studio dell’artista nel gennaio del 1977, in cui descriveva vividamente cinque significativi quadri oggi inseriti nel percorso espositivo, e che Montenero così inquadrava: “Le imbricazioni con le quali Pisani copre la realtà, ne avvolge le ferite e ne accentua le mostruosità, appartengono a molte risorse della semantica, spesso combinando figure diverse per ottenere l’apparato significante di una medesima immagine: simboli, metafore, apologhi, parabole, allegorie… Pisani è dell’avviso che noi siamo trascinati dalla corrente di un fiume che portando a valle i relitti delle violenze naturali e umane, diventa una marea di assurdità. Il suo costante e forte intendimento è di rappresentare le assurdità in una figurazione ordinata. E in ciò si affianca a un grande romanziere triestino, Stelio Mattioni, purtroppo non apprezzato quanto meriterebbe, forse perché nelle sue fantasie allucinate c’è più verità che nell’apparente obiettività degli storici. Amico mio e suo, Mattioni ha scritto su Pisani, in spirito di fraterna e profonda concordanza, alcune significative pagine.”
Si prosegue con i tanti omaggi pittorici a Giani Stuparich (Trieste 1891-Roma 1961), in particolare ispirati dai suoi “Ricordi istriani” in cui molto si parla anche di Muggia, o a Giorgio Voghera (Trieste 1908-1999), con i libri d’artista editi da L’Asterisco della fine degli anni Settanta su Jules Verne e Thomas Mann, o ancora con tante fotografie insieme a Giovanna Stuparich, Ketty Daneo e Claudio Grisancich. Il percorso artistico di Pisani si conclude non a caso con i cicli di criptopittura e pittoscrittura, in cui i segni alfabetici ma anche l’alfabeto glagolitico concorrono a denunciare l’impossibilità della comunicazione verbale, già lungamente affrontata nelle ampie serie di muti profeti e torri babeliche, ma che proprio attraverso le arti visive può nuovamente dialogare e risorgere intorno alla parola “amore”, unica possibile e reale koinè.

Dante Pisani (Muggia 1924-Trieste 2011)
Nato a Muggia nel 1924, viveva e operava a Trieste. A vent’anni soggiornò per un lungo periodo in Austria. Ritornò a Trieste e nel 1954 frequentò lo studio del pittore Walter Falzari dove per un anno studiò figura. Dopo essersi posto in luce in campo regionale fu invitato al Premio Nazionale Siragna di Parma e al Premio Internazionale “Jean Mirò” di Barcellona. Nel 1971 fu chiamato ad esporre con una personale nella Galleria del Museo d’Arte Moderna di Lubiana. Da quel momento fu presente ad importanti rassegne d’arte in varie città d’Italia e all’estero. Dal 1959 allestì una cinquantina di mostre personali in ambito regionale, in Italia e all’estero. Sue opere sono in importanti collezioni private, al Museo Revoltella di Trieste, alla Pinacoteca di Ascoli Piceno, in edifici ed enti pubblici.
Sin dall’inizio il suo è stato un procedere che da formulazioni post espressioniste approdava, nel conseguimento di una maggior maturità, al recupero di elementi figurali senza l’obbligato passaggio per l’arte astratta della quale tuttavia, come tutti gli artisti della sua generazione, ha saputo tenere conto della lezione di rottura. La sua fondamentale derivazione espressionistica è sottolineata da proposte che elaborano un processo di approfondimento razionale e allo stesso tempo poetico. La sua è una pittura in cui, accanto ai pregi formali, alla ricchezza dei riferimenti culturali ed estetici, si evidenziano contenuti talvolta drammatici e dolenti, di denuncia e persino protestatari in chiave simbolica con riferimenti all’ambito metafisico e mitico. Non sono aliene al suo discorso le problematiche sociologiche con una particolare propensione per i temi ecologici. La ricchezza del colore si palesa in tessiture cromatiche con elaborazioni materiche e ritorni figurali. Anche nella scultura è presente una dimensione metafisica che si estrinseca con forme antropomorfe e architettoniche nate da richiami a temi mitologici. Uomo, società e natura sono al centro dell’operare di questo artista tra i più originali e autonomi del secondo Novecento triestino.

da “Dizionario degli artisti di Trieste, dell’Isontino, dell’Istria e della Dalmazia”
di Claudio H. Martelli

La mostra potrà essere visitata a ingresso libero fino a domenica 14 aprile 2024 con il seguente orario: da martedì a venerdì 17-19, sabato 10-12 e 17-19, domenica e festivi 10-12.

https://www.museougocara.eu/en/events/dante-pisani-idee-in-dissolvenza-incrociata

03Mar

DI QUA E DI LÀ rassegna teatrale itinerante

Dal 3 al 10 marzo 2024 riparte al Teatro Comunale “Giuseppe Verdi” la 4° rassegna teatrale itinerante “Di qua e di là” organizzata e promossa dal Comitato Provinciale F.I.T.A. di Trieste e Gorizia APS con il sostegno dell’Associazione Regionale FITA-UILT APS:

domenica 3 marzo 2024, ore 17
compagnia I Zercanome De Gabrielli APS-F.I.T.A.
A Trieste nel 1908
commedia in due atti di Gianfranco Gabrielli liberamente tratta da un “fattaccio” vero avvenuto a Trieste, revisione del testo e regia di Michele Marolla

domenica 10 marzo 2024, ore 17
gruppo teatrale La Barcaccia APS-U.I.L.T. 
Tra moglie e marì no ste meterme a mi 
testo e regia di Giorgio Fortuna, adattamento di Elisa Prelz

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